L’Oltrepò Pavese torna ufficialmente a essere considerato territorio montano. Non è solo una formula suggestiva o un ritorno identitario: è una svolta concreta, con ricadute economiche, sociali e produttive molto rilevanti per famiglie, imprese e amministrazioni locali.
Nei giorni scorsi, anche se in forma non ancora ufficiale, è circolata una bozza di modifica alla Legge sulla Montagna, fortemente voluta dal ministro Roberto Calderoli, che interviene proprio su uno dei punti più discussi del testo originario: la classificazione dei Comuni montani.
Una modifica che, se confermata, rappresenta per l’Oltrepò Pavese un passaggio strategico e a lungo atteso.
La nuova soglia altimetrica: da 500 a 350 metri
Il primo cambiamento chiave riguarda la quota altimetrica minima necessaria per rientrare nella definizione di Comune montano.
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Prima: soglia fissata a 500 metri di altitudine
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Ora (bozza): soglia abbassata a 350 metri
Questo correttivo risponde a una critica molto diffusa: l’altitudine, da sola, non basta a descrivere la reale condizione di montanità di molti territori, specialmente quelli appenninici e collinari come l’Oltrepò.
Il concetto di “cluster di interclusi”: una montagna che si misura anche con la logica
Accanto alla revisione altimetrica, la bozza introduce un principio nuovo e decisivo: quello dei “cluster di interclusi”.
In pratica, potranno essere riconosciuti come montani anche quei Comuni che:
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non raggiungono pienamente tutte le soglie tecniche,
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ma sono isolati, difficilmente accessibili,
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inseriti in un contesto territoriale che, per morfologia e posizione, è a tutti gli effetti montano.
È un cambio di paradigma importante, che supera l’approccio puramente numerico e restituisce coerenza geografica e territoriale alle politiche pubbliche.
I Comuni dell’Oltrepò Pavese che rientrano nella classificazione montana
Nel concreto, per l’Oltrepò Pavese questo significa riconfermare all’interno della Comunità Montana – con pieno riconoscimento di Comuni montani – realtà che sarebbero state pesantemente penalizzate dalla versione precedente della norma.
I Comuni interessati sono:
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Bagnaria
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Borgo Priolo
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Borgoratto Mormorolo
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Cecima
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Colli Verdi
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Fortunago
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Godiasco
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Montalto Pavese
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Montesegale
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Ponte Nizza
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Rocca Susella
Una riconferma tutt’altro che simbolica: essere Comune montano non è un’etichetta, ma la chiave di accesso a un pacchetto articolato di misure economiche e fiscali.
Residenza e lavoro: arriva il “bonus smart working” 2026–2027
Uno degli aspetti più innovativi della riforma riguarda il tema dello spopolamento e della residenzialità.
Per il biennio 2026–2027 è previsto il cosiddetto bonus smart working:
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i datori di lavoro che consentono ai dipendenti di trasferirsi e lavorare da remoto in Comuni montani sotto i 5.000 abitanti,
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potranno beneficiare di uno sgravio contributivo totale fino a 8.000 euro annui per lavoratore.
Una misura che può diventare decisiva per attirare nuovi residenti qualificati, professionisti, giovani famiglie e lavoratori digitali.
Incentivi per la casa: mutui, ristrutturazioni e affitti agevolati
La norma introduce anche importanti agevolazioni abitative, tra cui:
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credito d’imposta per chi accende un mutuo destinato all’acquisto o alla ristrutturazione della prima casa;
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contributi che coprono fino al 60% delle spese per acquisto o affitto di immobili situati nei Comuni riconosciuti come montani.
Un mix di strumenti pensato per riattivare il patrimonio edilizio, contrastare l’abbandono e rendere nuovamente attrattivi i piccoli centri.
Imprese e investimenti: credito d’imposta per la sostenibilità
Anche il mondo produttivo beneficia in modo diretto della nuova classificazione.
Nel periodo 2026–2027, le imprese che operano – o decidono di insediarsi – nei Comuni montani potranno accedere a un:
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credito d’imposta del 10%
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per interventi di miglioramento ambientale e climatico.
Una leva importante per incentivare:
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investimenti green,
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efficientamento energetico,
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modelli di sviluppo coerenti con il territorio.
Agricoltura, boschi e territorio: torna centrale il sistema agro-silvo-pastorale
Un capitolo fondamentale della riforma riguarda agricoltura e gestione del territorio.
Per il biennio 2026–2027 sono previste:
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linee guida nazionali per l’uso ottimale e sostenibile dei sistemi agro-silvo-pastorali;
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contributi mirati a favore di aziende agricole, zootecniche e forestali.
Saranno premiati i progetti con:
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ricadute positive su ambiente e clima,
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interventi di manutenzione del territorio,
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prevenzione del dissesto idrogeologico.
Un riconoscimento esplicito del ruolo dell’agricoltura di montagna come presidio ambientale, oltre che economico.
Oltrepò Pavese: tornare in montagna per restarci davvero
Dire che l’Oltrepò Pavese “torna in montagna” significa molto più che recuperare una classificazione amministrativa. Significa riappropriarsi di strumenti, opportunità e visione.
Il vero criterio premiante, però, non sarà automatico:
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conterà la capacità di fare rete tra Comuni, imprese e associazioni,
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la progettualità condivisa,
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e soprattutto lo snellimento burocratico, senza il quale anche le migliori norme rischiano di restare sulla carta.
L’occasione ora c’è. Sta al territorio coglierla, trasformando il riconoscimento di montanità in sviluppo reale, duraturo e sostenibile.