Ci sono luoghi in cui un confine è soltanto una linea disegnata su una carta geografica. E poi ci sono territori in cui quella linea si può quasi percepire mentre si viaggia. L’Oltrepò Pavese appartiene decisamente alla seconda categoria.
Basta spingersi verso le sue valli più remote, lasciare alle spalle la pianura e risalire l’Appennino per ritrovarsi in una Lombardia molto diversa da quella che immaginiamo abitualmente. Qui una strada può condurre in pochi minuti in Piemonte, un valico apre la porta all’Emilia-Romagna e, salendo abbastanza, si può arrivare addirittura in un punto nel quale tre regioni italiane si incontrano sulla stessa montagna.
Non è soltanto una suggestione geografica. La stessa Regione Lombardia descrive il bacino dell’Oltrepò Pavese come un territorio delimitato a est, ovest e sud dai confini con Emilia-Romagna e Piemonte. È proprio questa posizione a rendere l’estremo lembo meridionale della provincia di Pavia un luogo particolare, fatto di vallate che continuano oltre i confini amministrativi, strade di montagna e comunità che per secoli hanno comunicato da un versante all’altro dell’Appennino.
E così nasce un viaggio diverso dal solito: non alla ricerca del monumento più famoso o del borgo più fotografato, ma seguendo semplicemente la linea oltre la quale la Lombardia finisce.
Serra del Monte, il paese dove Lombardia e Piemonte si toccano
Il viaggio può iniziare nella parte occidentale dell’Oltrepò, sulle alture tra Valle Staffora e Val Curone.
Qui troviamo Serra del Monte, frazione del comune pavese di Cecima, in una delle zone più singolari del confine tra Lombardia e Piemonte. Il crinale si trova infatti esattamente tra la provincia di Pavia e quella di Alessandria. Lo stesso Comune di Cecima segnala che il sentiero naturalistico della zona si sviluppa proprio in prossimità del confine tra le due province, tra Valle Staffora e Val Curone.
La particolarità diventa ancora più evidente nell’abitato di Serra del Monte: la località prosegue oltre il confine con una frazione omonima appartenente a Brignano-Frascata, in provincia di Alessandria. In pratica, due territori amministrativi differenti si incontrano nello stesso piccolo nucleo appenninico: da una parte Cecima, Pavia e Lombardia; dall’altra Brignano-Frascata, Alessandria e Piemonte.
È probabilmente uno degli esempi più belli per capire cosa significhi vivere in una terra di frontiera. Qui il passaggio tra due regioni non avviene lungo un’autostrada o davanti a un grande cartello: avviene tra boschi, case sparse e strade di collina.
Serra del Monte è anche un punto interessante da cui proseguire verso Cà del Monte. Il Comune di Cecima indica proprio Serra del Monte come accesso per raggiungere l’area di Cà del Monte, conosciuta anche per le attività naturalistiche e il volo in parapendio.
È il primo assaggio di questo viaggio: pochi chilometri e la Lombardia comincia già a sfumare nel Piemonte.
Il Lago di Trebecco, dove l’Oltrepò incontra il Piacentino
Spostandosi verso est, il paesaggio cambia ma il confine torna protagonista.
Uno dei punti più suggestivi si trova nell’area del Lago di Trebecco, il bacino artificiale creato lungo il Tidone dalla diga del Molato. VisitPavia lo descrive esplicitamente come un luogo situato “al confine tra Lombardia ed Emilia”, tanto da inserirlo come prima tappa di un itinerario motociclistico attraverso l’Appennino pavese.
È un confine particolarmente interessante perché la Val Tidone non appartiene a una sola regione: la valle si sviluppa infatti tra territorio lombardo e territorio emiliano-romagnolo. Romagnese si trova nell’Alta Val Tidone pavese, mentre proseguendo verso valle si entra nel Piacentino. Il Comune di Romagnese identifica espressamente il paese come parte dell’Alta Val Tidone, nella zona montana dell’Oltrepò Pavese.
Il risultato è uno di quei luoghi in cui il confine politico appare quasi artificiale rispetto alla continuità del paesaggio. Le montagne non cambiano improvvisamente forma, il Tidone continua il suo corso e la strada prosegue: a cambiare sono regione e provincia.
Per chi vuole trasformare il confine in un vero itinerario turistico, questa è una delle tappe più semplici e scenografiche: acqua, boschi e strade appenniniche fanno dimenticare completamente di trovarsi a poca distanza dalla Pianura Padana.
Passo del Penice: da Pavia a Piacenza attraverso l’Appennino
Continuando verso le montagne si raggiunge uno dei valichi più conosciuti dell’intero territorio: il Passo del Penice.
Qui il concetto di “fine della Lombardia” diventa letterale. Emilia-Romagna Turismo colloca il Passo Penice al confine fra l’Oltrepò Pavese e il territorio piacentino, tra la Valle Staffora da una parte e le valli Trebbia e Tidone dall’altra.
Il valico si trova a 1.149 metri di altitudine, ai piedi del Monte Penice, che raggiunge invece i 1.460 metri. La strada collega il versante pavese con Bobbio e la Val Trebbia: si arriva dalle montagne dell’Oltrepò e, superata la zona del passo, si scende progressivamente verso il Piacentino.
Ed è proprio questo che rende il Penice perfetto per raccontare l’Oltrepò come terra di passaggio. Non è una montagna isolata, ma una porta naturale attraverso l’Appennino.
Non a caso anche la Via degli Abati, antico percorso che collegava Pavia e Bobbio, attraversava quest’area. VisitPavia ricorda come questa direttrice appenninica abbia rappresentato per secoli un collegamento tra Pavia e il monastero di Bobbio, offrendo un’alternativa alle grandi vie di pellegrinaggio medievali.
Qui il confine moderno tra Lombardia ed Emilia-Romagna si sovrappone quindi a una storia molto più antica, fatta soprattutto di persone che quelle montagne le attraversavano.
Il Passo del Giovà e la strada verso la Val Boreca
Se il Penice è il confine più conosciuto, esistono luoghi ancora più remoti in cui il passaggio tra Lombardia ed Emilia-Romagna assume un carattere quasi selvaggio.
Uno di questi è il Passo del Giovà, nell’alta montagna oltrepadana. Il valico mette in comunicazione la Valle Staffora lombarda con la Val Boreca, sul versante emiliano, e si trova non lontano anche dalla piemontese Val Borbera.
Siamo ormai nel cuore più alto dell’Appennino pavese, dove i confini regionali seguono crinali e montagne anziché grandi infrastrutture. Da queste parti la sensazione di essere arrivati davvero “alla fine della Lombardia” è forse ancora più forte: le strade diventano più strette, gli abitati più piccoli e i versanti si aprono verso valli appartenenti a province diverse.
Poco più a sud-est si sviluppa il territorio di Brallo di Pregola, il comune situato nell’estrema parte meridionale dell’Oltrepò Pavese. Qui una porzione della Val Trebbia appartiene ancora alla provincia di Pavia e il fiume stesso, per un tratto, segna il confine regionale con l’Emilia-Romagna.
La strada del Brallo permette infatti di lasciare la Valle Staffora, superare il valico e scendere attraverso le montagne fino alla Val Trebbia e all’innesto con la statale che collega Genova e Piacenza. È uno degli itinerari che meglio mostrano quanto sia sottile, da queste parti, la distanza tra mondi amministrativamente diversi.
Monte Chiappo: il punto in cui si incontrano tre regioni
Ma il luogo simbolo di tutto questo viaggio è probabilmente un altro.
Bisogna salire fino al Monte Chiappo, una delle grandi cime dell’Appennino dell’Oltrepò. Qui succede qualcosa di davvero particolare: sulla montagna convergono i confini di Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna.
Non è una formula turistica. VisitPavia indica chiaramente il Monte Chiappo, a circa 1.700 metri di quota, come il luogo dove si incontrano le tre regioni.
Dal punto di vista geografico è difficile immaginare una conclusione migliore per un viaggio sui confini dell’Oltrepò.
Da una parte si apre la Valle Staffora, in provincia di Pavia. Dall’altra si trovano i territori piemontesi delle valli Curone e Borbera e, verso sud-est, la Val Boreca piacentina. È uno spazio nel quale tre regioni diverse arrivano praticamente allo stesso punto.
Raggiungere il Monte Chiappo significa quindi arrivare non soltanto agli ultimi chilometri della Lombardia, ma a un vero trivio geografico dell’Appennino settentrionale.
Ed è forse proprio da lassù che si comprende meglio l’identità dell’Alto Oltrepò.
I confini esistono sulle carte, ma il paesaggio continua.
Una terra in cui i confini hanno cambiato posto
C’è poi un dettaglio storico che rende tutto ancora più affascinante: questi confini non sono sempre stati dove li vediamo oggi.
Bobbio, oggi in provincia di Piacenza, appartenne per decenni alla provincia di Pavia. Lombardia Beni Culturali ricorda che, con il riassetto amministrativo del 1859, Bobbio entrò nella provincia pavese come capoluogo dell’omonimo circondario.
La situazione cambiò nel 1923, quando il Regio Decreto n. 1726 soppresse il circondario di Bobbio e ne distribuì i comuni tra le province di Pavia, Piacenza e Genova.
E la storia non finì nemmeno lì: Romagnese e Zavattarello, per esempio, furono inizialmente assegnati a Piacenza nel 1923 e tornarono successivamente alla provincia di Pavia.
Questo aiuta a spiegare perché, attraversando l’Appennino delle cosiddette Quattro Province, il cambiamento amministrativo appaia spesso meno netto di quanto ci si aspetterebbe. Pavia, Piacenza, Alessandria e Genova appartengono a regioni differenti, ma le loro montagne di confine condividono da secoli vie di comunicazione, tradizioni e una cultura appenninica comune. VisitPavia sottolinea proprio questa particolare identità culturale parlando dell’area delle Quattro Province.