Dire semplicemente “Oltrepò Pavese” può sembrare sufficiente. In realtà, dietro questo nome si nasconde un territorio molto più complesso, dove nel giro di pochi chilometri cambiano paesaggio, altitudini, coltivazioni e borghi.
A renderlo ancora più evidente è stata, nel 2026, la presentazione della prima mappa vinicola dell’Oltrepò Pavese, realizzata da Alessandro Masnaghetti di Enogea. La carta mette in risalto quattro vallate principali: Valle Versa, Valle Scuropasso, Valle Coppa e Valle Staffora, oggi centrali anche nel racconto del Classese e della viticoltura oltrepadana.
Quattro valli, quattro paesaggi diversi
Le quattro vallate attraversano la fascia collinare dell’Oltrepò seguendo in prevalenza un andamento sud-nord. Da est verso ovest si incontrano Versa, Scuropasso, Coppa e Staffora.
A cambiare da una zona all’altra sono soprattutto altitudine, esposizione dei versanti, pendenze e composizione dei terreni. Nell’area vitivinicola dell’Oltrepò si trovano marne calcaree, argille, arenarie e formazioni calcareo-marnose, mentre le quote dei vigneti possono salire dalle zone più basse fino a circa 550-600 metri.
È proprio questa combinazione a rendere le quattro valli molto diverse tra loro.
Valle Versa: il regno dei vigneti
La Valle Versa è la più orientale delle quattro ed è probabilmente quella che più corrisponde all’immagine classica dell’Oltrepò: colline morbide, filari e piccoli borghi circondati dalle vigne.
Qui la presenza della vite è particolarmente intensa: i dati diffusi con la nuova mappa viticola indicano che i vigneti occupano circa il 47,5% della superficie della valle, il valore più alto tra le quattro aree.
Tra le località più rappresentative ci sono Santa Maria della Versa, Montecalvo Versiggia, Golferenzo, Volpara, Montù Beccaria, Canneto Pavese e Castana.
Golferenzo, inserito tra i Borghi più belli d’Italia, è uno dei punti più suggestivi da cui osservare il paesaggio della valle, mentre Montecalvo Versiggia e Santa Maria della Versa sono fortemente legate alla storia del vino e del Pinot Nero.
Valle Scuropasso: Pinot Nero e Metodo Classico
Spostandosi verso ovest si entra nella Valle Scuropasso, più stretta e incisa soprattutto nella parte alta, dove vigneti e boschi si alternano sui versanti.
Lo Scuropasso nasce nei pressi di Pometo e attraversa località come Rocca de’ Giorgi, Montalto Pavese, Pietra de’ Giorgi, Cigognola e Broni.
È una valle particolarmente importante per la storia del vino oltrepadano. Proprio qui il Consorzio colloca infatti le origini della produzione di Metodo Classico da Pinot Nero: nel 1865 il conte Carlo Giorgi di Vistarino produsse le prime bollicine ottenute da questo vitigno.
Anche oggi il vigneto resta dominante: la superficie vitata rappresenta circa il 42,6% della vallata.
Valle Coppa: colline, borghi e paesaggio agricolo
La Valle Coppa presenta un paesaggio generalmente più dolce e aperto rispetto allo Scuropasso.
Il torrente Coppa nasce nell’area di Fortunago e scende verso Borgo Priolo e Casteggio. È la più estesa delle quattro vallate dal punto di vista territoriale e comprende una parte molto ampia della zona vitivinicola dell’Oltrepò.
Qui il paesaggio assume spesso l’aspetto di un mosaico: vigneti, campi, boschi e piccoli abitati si alternano sulle colline.
Tra i luoghi più interessanti troviamo Casteggio, Calvignano, Borgo Priolo e Fortunago. Quest’ultimo, anch’esso inserito tra i Borghi più belli d’Italia, conserva uno dei centri storici più caratteristici dell’Oltrepò.
Valle Staffora: dalla collina alla montagna
La Valle Staffora è quella che mostra con maggiore evidenza il passaggio dall’Oltrepò collinare a quello appenninico.
Il torrente Staffora nasce nei pressi del Passo del Giovà, a oltre 1.300 metri di quota, e attraversa l’alta valle passando poi per Varzi, Bagnaria, Ponte Nizza, Godiasco Salice Terme e Rivanazzano Terme.
Qui il vigneto lascia progressivamente spazio a prati, boschi e montagne. Non a caso la densità vitata è molto inferiore rispetto a Versa e Scuropasso, attestandosi intorno al 6% della superficie.
La Staffora è anche la valle delle antiche vie di collegamento verso la Liguria, tra cui la storica Via del Sale, ed è quindi quella che meglio racconta l’anima montana dell’Oltrepò.
Perché sono così diverse
La spiegazione sta soprattutto nella geografia.
Nel giro di poche decine di chilometri l’Oltrepò passa dalla pianura alle prime propaggini dell’Appennino. Cambiano altitudine, esposizione al sole, ventilazione, pendenze e caratteristiche dei suoli.
Per questo la Valle Versa appare quasi interamente disegnata dai vigneti, lo Scuropasso è più raccolto e legato alla storia del Pinot Nero, la Valle Coppa alterna filari, campi e borghi, mentre la Staffora assume progressivamente un carattere montano.
Ed è proprio questa diversità che la nuova mappa vitivinicola prova oggi a raccontare: non esiste un solo Oltrepò Pavese, ma una successione di territori vicini e profondamente diversi.