Oltrepò Pavese · Ponte Nizza
Ci sono luoghi che non si incontrano per caso. La strada sale stretta tra i castagni, gira, sale ancora. Poi il bosco si apre di colpo e resta soltanto la pietra, con mille anni di silenzio dentro.

Dove si trova l'eremo di Sant'Alberto di Butrio

Siamo nel comune di Ponte Nizza, in provincia di Pavia, nella frazione Abbadia Sant'Alberto. Il complesso poggia su uno sperone calcareo a 687 metri di quota, tra i primi rilievi dell'Appennino ligure. Tutto intorno crescono castagni, querce e abeti, con qualche pascolo aperto tra un bosco e l'altro.

Nelle giornate limpide lo sguardo corre lontano, fino alla Pianura Padana. Il versante nord, invece, resta brullo e sassoso. Questo contrasto colpisce chiunque arrivi per la prima volta, perché racconta bene il carattere della Val di Nizza e della valle Staffora.

La storia dell'eremo di Sant'Alberto di Butrio, dal 1030 alla commenda

Il miracolo del bambino muto

Di Alberto sappiamo pochissimo. Le fonti lo attribuiscono ora al casato degli Obertenghi, ora ai Malaspina, senza una prova decisiva. Nel 1030, comunque, il futuro santo si ritira in solitudine nella vicina valletta del Borrione, dove ancora oggi sorge una piccola cappella a lui dedicata.

Poi arriva l'episodio che cambia tutto. Secondo la tradizione, Alberto guarisce il figlio muto del marchese Malaspina di Casasco. Per riconoscenza il nobile gli fa costruire una chiesa romanica dedicata alla Madonna, così che l'eremita e i suoi compagni possano celebrare l'Ufficio divino. Attorno a quel nucleo nasce il monastero, di cui restano il chiostrino e il pozzo.

Lo splendore medievale e il lungo declino

Sant'Alberto abate muore il 5 settembre 1073 e la sua tomba diventa subito meta di pellegrinaggi. L'abbazia compare già in una bolla di Gregorio VII e cresce rapidamente. Tra il XII e il XIV secolo domina gran parte della valle, come una vera potenza feudale in abito monastico, non diversamente dai castelli medievali dell'Oltrepò Pavese.

Poi comincia la discesa. Nel Quattrocento arriva la commenda e con essa l'abbandono. Nel 1516 papa Leone X unisce l'abbazia a quella di San Bartolomeo in Strada di Pavia. Nel 1543 gli ultimi monaci olivetani lasciano il sito e nel 1595 la chiesa di Sant'Alberto viene eretta a parrocchia. Seguono tre secoli di rovina, finché nel 1810 le leggi napoleoniche sopprimono definitivamente l'ente.

Le tre chiese e gli affreschi dell'eremo di Sant'Alberto di Butrio

All'ingresso accoglie il visitatore una torre quadrata in arenaria squadrata, ultimo resto della cinta fortificata. La parte alta è andata perduta e nell'Ottocento vi è stata impostata la cella campanaria. Dietro la torre si aprono tre chiese comunicanti, cresciute in epoche diverse e oggi incastrate una nell'altra.

La prima è l'oratorio di Sant'Antonio, interamente affrescato, con un pilastro centrale datato 1484. Segue Santa Maria, la più antica, quella attribuita a sant'Alberto stesso: pareti in pietra a vista, spoglie, restaurate nel 1973 per il nono centenario della morte del santo. L'ultima è la chiesa di Sant'Alberto, del XII secolo, dove si conservano il sepolcro e le reliquie.

Gli affreschi meritano una sosta lenta. Le prime decorazioni gotiche risalgono al 1366. Nel ciclo quattrocentesco compare la Vergine con il Bambino tra santa Lucia, sant'Apollonia e sant'Antonio abate, con il committente Bertramino Malaspina inginocchiato e lo stemma di famiglia in basso. Accanto si legge il miracolo dell'acqua mutata in vino alla mensa di papa Alessandro II. Più avanti appare san Bovo con i buoi, iconografia rarissima altrove e invece familiare da queste parti.

La tomba vuota di Edoardo II d'Inghilterra

Nel chiostro, sotto un arco a tutto sesto, riposa un sarcofago scavato nella pietra. È vuoto. La tradizione orale della valle sostiene che sia stata la prima tomba di Edoardo II Plantageneto, re d'Inghilterra.

La storia ufficiale racconta altro: il sovrano venne deposto e ucciso al castello di Berkeley nel settembre 1327, e oggi riposa nella cattedrale di Gloucester. Alcune lettere coeve, però, complicano il quadro. Le firmano Manuele Fieschi, notaio papale e poi vescovo di Vercelli, e William Melton, arcivescovo di York. Secondo quei testi il re sarebbe scampato all'attentato, avrebbe vagato per l'Europa travestito da pellegrino e avrebbe trovato pace proprio quassù. Gli storici discutono ancora e nessuno, probabilmente, dirà mai l'ultima parola.

Don Orione, Frate Ave Maria e la rinascita

Nel 1921 don Luigi Orione riporta la vita tra queste mura, insediandovi gli Eremiti della Divina Provvidenza. Due anni dopo, il 13 maggio 1923, arriva un giovane cieco di ventitré anni: Cesare Pisano, di Pogli di Ortovero, in provincia di Savona. Aveva perso la vista a dodici anni, colpito al volto da un fucile che un amico credeva scarico.

Il 9 settembre 1923, festa di Sant'Alberto, veste il saio grigio e riceve un nome nuovo: Frate Ave Maria. Resta quassù oltre quarant'anni, tra preghiera, lavoro manuale e povertà vera. Muore all'ospedale di Voghera il 21 gennaio 1964. La Chiesa ne ha riconosciuto le virtù eroiche dichiarandolo venerabile, e il suo corpo riposa nella cripta. Ancora oggi molti visitatori salgono soprattutto per lui.

Visitare l'eremo di Sant'Alberto di Butrio: informazioni pratiche

In auto conviene uscire a Voghera, seguire la SP461 verso Varzi e poi salire da Ponte Nizza. Le strade di accesso sono due: quella consigliata dai religiosi è asfaltata e percorribile da qualsiasi vettura, anche se resta stretta. Chi preferisce camminare può partire dalla località Moglie e affrontare un sentiero di circa otto chilometri fra andata e ritorno.

L'ingresso è libero e la comunità vive di offerte. Gli orari di apertura cambiano con la stagione, perciò una telefonata prima di partire evita brutte sorprese. La messa feriale è alle 7.00, quella festiva alle 10.00 e alle 16.30. Nei dintorni meritano una tappa le grotte di San Ponzo, il ponte tibetano tra Cecima e Ponte Nizza e i sentieri di trekking e MTB della zona. Per organizzare la giornata intera resta utile la nostra guida su dove andare in Oltrepò Pavese la domenica.

DoveFrazione S. Alberto di Butrio, 59 – 27050 Ponte Nizza (PV), valle Staffora
Quota687 metri s.l.m., su sperone calcareo
FondazioneIntorno al 1030, per opera dell'eremita Alberto
Cosa vedereTorre quadrata, chiese di Sant'Antonio, Santa Maria e Sant'Alberto, affreschi del 1366 e del 1484, chiostrino, pozzo, tomba ad arcosolio
CustodiEremiti della Divina Provvidenza (Opera Don Orione), dal 1921
MesseFeriale ore 7.00 – Festiva ore 10.00 e 16.30
IngressoLibero, a offerta. Orari variabili: consigliata la telefonata (0383 52729)
Come arrivareUscita Voghera, SP461 verso Varzi, salita da Ponte Nizza. A piedi: sentiero dalla località Moglie, circa 8 km a/r