Le nuove icone di benessere non contano ossessivamente le calorie, non organizzano ogni minuto della giornata e non trasformano ogni esperienza in un contenuto da pubblicare. Camminano fino al mercato, cucinano con prodotti di stagione, si fermano a parlare con i vicini e considerano il pranzo un momento da condividere.

Sono le nonne italiane, diventate protagoniste di uno dei fenomeni lifestyle più curiosi del momento: il nonna maxxing, o nonnamaxxing.

Il trend, rilanciato da testate internazionali come Self, Vice, Newsweek e The Guardian, racconta la riscoperta da parte della Generazione Z di uno stile di vita fatto di cucina domestica, passeggiate, relazioni familiari, piccoli rituali e ritmi più lenti.

Che cosa significa nonna maxxing

Il termine nasce dall’unione della parola italiana “nonna” e del suffisso inglese maxxing, derivato da to max out, cioè portare qualcosa al massimo livello.

Nel caso del nonna maxxing, significa provare ad adottare alcune abitudini associate alle nonne italiane: cucinare piatti semplici, mangiare senza fretta, camminare ogni giorno, curare l’orto o le piante, frequentare amici e parenti, ridurre il tempo davanti agli schermi e concedersi momenti di riposo senza sensi di colpa.

Non è necessario vivere in campagna o avere nipoti. Chiunque può avvicinarsi a questo stile di vita recuperando un rapporto più semplice con il tempo e con la quotidianità.

Perché piace così tanto alla Generazione Z

Il successo del fenomeno racconta la stanchezza di molti giovani nei confronti della cultura della produttività permanente.

Per anni il benessere è stato presentato come un processo continuo di ottimizzazione: lavorare di più, allenarsi meglio, organizzare ogni attività e costruire un’immagine efficace di sé. A questo si aggiunge la pressione di documentare viaggi, cene e momenti di svago sui social.

Il nonna maxxing propone invece di rallentare. Le nonne italiane diventano un simbolo positivo perché sembrano seguire una logica opposta a quella degli algoritmi: ripetono gesti conosciuti, coltivano relazioni durature e trovano valore nella continuità.

Il loro benessere, almeno nell’immaginario legato al trend, nasce dalla stessa passeggiata, dal negozio di fiducia, da una ricetta tramandata e dal tempo dedicato alle altre persone.

Il ritorno del dolce far niente

Uno degli elementi centrali del nonna maxxing è il recupero del dolce far niente.

Non significa vivere nell’inerzia, ma riconoscere il valore di un tempo che non deve necessariamente produrre un risultato. Sedersi all’ombra, bere un caffè lentamente, osservare il paesaggio o parlare con qualcuno senza guardare l’orologio diventano gesti quasi rivoluzionari.

Il fenomeno invita quindi a riscoprire una forma di benessere meno costruita e più spontanea, basata su abitudini semplici, relazioni e attenzione verso ciò che accade vicino a noi.

Naturalmente il rischio è quello di ridurre tutto a un’estetica da social fatta di tovaglie ricamate, cesti di pomodori e cucine rustiche. La vera lezione delle nonne italiane non si trova però nell’immagine vintage, ma nella capacità di evitare gli sprechi, conoscere il territorio, rispettare le stagioni e mantenere vive le relazioni.

Dove il nonna maxxing è ancora una realtà quotidiana

Esistono territori italiani nei quali questo modello non deve essere ricostruito artificialmente, perché continua a manifestarsi nella vita di tutti i giorni.

Uno di questi è l’Oltrepò Pavese, area collinare e appenninica della provincia di Pavia, caratterizzata da vigneti, borghi, aziende agricole, mercati locali e comunità nelle quali i rapporti personali conservano ancora un ruolo importante.

Qui il nonna maxxing può essere interpretato non come una moda, ma come un modo diverso di vivere il territorio.

Significa svegliarsi senza un programma troppo rigido, acquistare pane, salumi e prodotti locali nelle botteghe di paese, passeggiare tra le vie di un borgo e dedicare al pranzo tutto il tempo che merita.

L’Oltrepò Pavese non offre soltanto luoghi da fotografare. Offre soprattutto la possibilità di cambiare ritmo.

Un’estate slow tra borghi, vigne e tavole condivise

Durante l’estate, il territorio si presta particolarmente bene a una forma di villeggiatura lenta ispirata alle abitudini delle nonne italiane.

Una mattinata può iniziare con una passeggiata tra le vie di Varzi, Golferenzo, Fortunago o Zavattarello. Il pranzo può diventare l’occasione per scoprire una trattoria, assaggiare una ricetta locale e ascoltare il racconto di chi continua a prepararla secondo la tradizione.

Nel pomeriggio si può cercare il fresco nei boschi dell’Alto Oltrepò, leggere un libro, riposare all’ombra oppure percorrere lentamente una strada tra le colline. Verso sera, una degustazione in cantina, una festa di paese o una cena all’aperto riportano al centro la dimensione conviviale.

È un turismo privo dell’ansia di dover vedere tutto. Al contrario, invita a conoscere meglio poche cose.

La cucina come gesto di cura

Il legame tra nonna maxxing e Oltrepò Pavese emerge con particolare forza a tavola.

La cucina delle nonne non nasce per essere spettacolare, ma per nutrire, riunire e utilizzare con intelligenza ciò che il territorio offre. Nell’Oltrepò questa cultura si ritrova nei salumi, nei ravioli, nei pani tradizionali, nei prodotti dell’orto e nelle ricette tramandate all’interno delle famiglie.

Preparare o assaggiare un piatto locale significa entrare in contatto con una memoria custodita nei gesti: una quantità di farina riconosciuta al tatto, un tempo di cottura valutato senza cronometro, una ricetta modificata in base a ciò che resta nella dispensa.

Anche il vino, in questa prospettiva, non è soltanto un prodotto da degustare, ma parte di un paesaggio agricolo, di una cultura familiare e di una tavola condivisa.

Recuperare il senso della villeggiatura

Il nonna maxxing riporta in primo piano anche il concetto di villeggiatura.

A differenza della vacanza contemporanea, spesso breve e organizzata nei minimi dettagli, la villeggiatura era fondata sulla permanenza. Si tornava nello stesso posto, si imparavano i nomi delle persone e si costruivano piccole abitudini.

L’Oltrepò Pavese può diventare il luogo ideale per recuperare questa dimensione: soggiornare in una foresteria o in un agriturismo, frequentare i mercati, scoprire le botteghe, partecipare agli eventi locali e osservare come cambia la luce sulle colline.

Non serve attraversare continuamente il territorio. A volte è sufficiente abitarlo per qualche giorno.

Una moda che invita a rallentare

Come molti fenomeni nati sui social, anche il nonna maxxing potrebbe presto cambiare nome o essere sostituito da un’altra tendenza. Il bisogno che esprime sembra però destinato a rimanere.

Sempre più persone cercano esperienze autentiche, luoghi meno affollati, relazioni reali e un contatto più diretto con il cibo, la natura e le comunità locali.

Le nonne italiane sono diventate virali perché rappresentano qualcosa che la modernità rischia di perdere: la capacità di dare valore al tempo senza doverlo continuamente riempire.

E forse il vero nonna maxxing non consiste nel copiare uno stile, ma nello spegnere il telefono, apparecchiare la tavola, uscire a fare una passeggiata e restare abbastanza a lungo in un luogo da cominciare a sentirsi parte della sua vita.