Nel cuore di Varzi esiste una torre medievale che da secoli porta con sé un nome inquietante: Torre delle Streghe. La tradizione racconta di donne imprigionate e condannate al rogo nel Quattrocento. Ma quanto c’è di storico e quanto appartiene alla leggenda? Per scoprirlo bisogna tornare nella Varzi dei Malaspina, quando quelle mura non erano un’attrazione turistica ma una vera prigione.

Chi arriva nel centro storico di Varzi difficilmente può ignorarla. È una massiccia costruzione quadrangolare, alta quasi trenta metri, inserita nel complesso del Castello Malaspina.

Oggi dalla sua sommità si osservano il borgo e la Valle Staffora, ma per molti secoli quelle stanze ebbero una funzione decisamente meno romantica.

La Torre Malaspina, conosciuta ormai come Torre delle Streghe di Varzi, fu infatti utilizzata come carcere per centinaia di anni. Ed è proprio tra le sue mura che, secondo una tradizione storica profondamente radicata nel paese, nel XV secolo sarebbero state rinchiuse numerose persone accusate di stregoneria.

Dietro quel nome, quindi, c’è qualcosa di più di una semplice leggenda.

La Torre delle Streghe esiste davvero ed era una prigione

Partiamo dalle certezze.

La torre appartiene all’antico complesso fortificato dei Malaspina di Varzi e risale al periodo compreso tra il XII e il XIII secolo. È alta circa 29 metri e presenta quattro ambienti sovrapposti.

Secondo la documentazione storico-urbanistica del Comune di Varzi, le stanze della torre furono utilizzate come prigione almeno a partire dal XIV secolo.

La funzione carceraria continuò inoltre molto oltre il Medioevo. Dopo essere stata carcere della giurisdizione feudale, la struttura venne utilizzata dal Mandamento di Varzi e successivamente come luogo di detenzione collegato alla locale Stazione dei Carabinieri.

Soltanto negli anni Sessanta del Novecento le camere di sicurezza furono trasferite nella nuova caserma.

Prima ancora di parlare di streghe, quindi, un elemento è certo: quelle stanze furono realmente celle.

Perché si chiama Torre delle Streghe?

Secondo la ricostruzione riportata dal Comune di Varzi e dalle principali fonti turistiche locali, nel Quattrocento nella torre furono rinchiuse 25 donne e alcuni uomini accusati di stregoneria.

La tradizione racconta che gli accusati vennero successivamente condannati e arsi nella piazza sottostante. Da questa vicenda sarebbe nato il nome con cui il monumento è conosciuto ancora oggi.

Ma proprio sulla cronologia è necessaria una precisazione.

La documentazione storico-urbanistica del Comune di Varzi e VisitPavia indicano il 1460. Esistono però ricostruzioni storiografiche che collocano le vicende inquisitoriali varzesi nel 1464.

Uno studio pubblicato dalla Firenze University Press, richiamando ricerche sull’Inquisizione nel Pavese e documenti dell’Archivio Storico Lombardo, cita proprio nel 1464 l’attività a Varzi del domenicano Paolo Folperti, inquisitore coinvolto nella repressione della stregoneria.

È quindi più prudente parlare di vicende avvenute a Varzi nei primi anni Sessanta del Quattrocento, senza presentare come definitivamente certa una data sulla quale le fonti non coincidono.

Le “streghe di Varzi” sono esistite davvero?

La risposta dipende da cosa intendiamo per streghe.

Sono esistite persone accusate di stregoneria. Naturalmente questo non significa che possedessero poteri soprannaturali.

Nel Quattrocento accuse di questo tipo potevano nascere da superstizioni, credenze religiose, pratiche considerate eretiche, guarigione popolare, rivalità o semplicemente comportamenti ritenuti sospetti.

E Varzi non rappresentava un caso isolato.

Proprio nel XV secolo iniziarono a intensificarsi in diverse zone europee i procedimenti contro la presunta stregoneria. Lombardia e arco alpino furono tra le aree nelle quali il fenomeno comparve precocemente.

Le vicende attribuite alla torre si inseriscono quindi in un contesto storico reale, anche se alcuni dettagli tramandati nei secoli devono essere trattati con prudenza.

Cosa sappiamo delle donne rinchiuse nella torre?

È probabilmente la parte più affascinante e allo stesso tempo più difficile da ricostruire.

Le fonti istituzionali e locali tramandano il numero di 25 donne, insieme ad alcuni uomini, che sarebbero stati incarcerati e successivamente messi a morte.

Non disponiamo però, nelle fonti pubblicamente consultabili, di una ricostruzione completa delle loro identità, delle singole accuse e dei procedimenti.

Per questo sarebbe scorretto aggiungere particolari suggestivi ma non documentati.

Dietro la parola “strega” c’erano comunque persone reali, vissute nelle comunità della Valle Staffora oltre cinque secoli fa e giudicate secondo credenze e regole profondamente diverse dalle nostre.

La torre dei Malaspina nel cuore di Varzi

La Torre delle Streghe non nacque naturalmente con questo nome.

La sua storia è legata ai Malaspina, grande famiglia feudale dell’Appennino settentrionale. Varzi assunse progressivamente importanza all’interno dei loro domini e il complesso fortificato nel centro del borgo venne ampliato nel corso dei secoli.

La torre appartiene alla parte più antica di questo sistema difensivo.

Al suo interno si trovano quattro stanze sovrapposte, utilizzate per secoli come ambienti di detenzione, mentre una stretta scala conduce fino alla terrazza superiore.

Da qui lo sguardo si apre sul borgo medievale, sulla Valle Staffora e sui rilievi dell’Appennino, mostrando anche quanto Varzi fosse strategica lungo le antiche vie di collegamento tra Pianura Padana e Liguria.

Tra storia e leggenda, il fascino della Torre delle Streghe

Nel corso dei secoli attorno alla torre sono inevitabilmente nate suggestioni, racconti e leggende.

Ma non c’è bisogno di fantasmi per rendere affascinante questo luogo.

Ci sono una torre medievale dei Malaspina, vere celle utilizzate per centinaia di anni e la memoria di persone accusate di stregoneria nel XV secolo, in un periodo nel quale simili persecuzioni stavano diventando una realtà anche nell’Italia settentrionale.

È proprio il confine tra ciò che possiamo documentare e ciò che il tempo ha trasformato in racconto a rendere la Torre delle Streghe uno dei luoghi più enigmatici dell’Oltrepò Pavese.

Oggi resta lì, nel cuore di Varzi, come una testimonianza silenziosa di una storia in cui fatti documentati e memoria popolare continuano a intrecciarsi.

Ed è forse proprio questo il dettaglio più affascinante: per raccontare la Torre delle Streghe non serve inventare nessun fantasma.