C’è un vento nuovo che soffia tra le colline dell’Oltrepò Pavese. Dopo secoli in cui la vite è stata la regina incontrastata del paesaggio, oggi un’altra pianta mediterranea sta trovando la sua strada tra i filari: l’ulivo. L’olivicoltura in Oltrepò Pavese non è solo una novità agricola, ma una rivoluzione culturale e ambientale che unisce scienza, passione e visione del futuro.

👉 Il tema sarà al centro dell’evento OLIOLTREPÒ, in programma il 4 novembre 2025 alle ore 20 presso l’Enoteca Regionale della Lombardia a Broni, una serata di confronto tra esperti, agronomi e Università degli Studi di Pavia dedicata al cambiamento climatico e alle nuove opportunità dell’agricoltura locale.

Tutto nasce da una provocazione. Durante un incontro accademico, il professor Graziano Rossi dell’Università di Pavia chiese all’agrotecnico Dott. Paolo Bazzano: “Quali segni di mediterraneità emergono in Oltrepò Pavese?”. La risposta fu semplice e geniale: “L’ulivo”. Quella battuta accese una scintilla che avrebbe cambiato per sempre la percezione del territorio.

Dalle radici antiche al progetto OLIOLTREPÒ

Poco tempo dopo, il saggio del ricercatore Giuseppe Fontanazza confermò l’intuizione: studi e indagini dimostrarono la presenza di ulivi storici in diverse zone dell’Oltrepò, tra cui Oliva Gessi e Bagnaria. Da quella scoperta nacque un progetto concreto che unisce scienza, tradizione e innovazione.

Il GAL Oltrepò Pavese, insieme al Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia, ha dato vita al progetto OLIOLTREPÒ, sostenuto anche dai fondi PNRR. In soli quattro anni, gli ettari coltivati a ulivo sono passati da 17 a oltre 100, con un’espansione continua e promettente.

Il contributo di Paolo Bazzano e l’impegno sul territorio

“Abbiamo trovato ulivi antichi che raccontano la storia agricola dell’Oltrepò,” spiega Paolo Bazzano. “Da lì abbiamo capito che il terreno e il microclima delle nostre colline possono accogliere l’ulivo come pianta identitaria del futuro.”

Oggi, oltre alla ricerca scientifica, il progetto ha anche una forte valenza educativa e sociale. Venti ulivi sono stati piantati presso il Welfare Park dietro l’Enoteca Regionale, altri quattro alla Scuola Gallini, e nuovi impianti stanno sorgendo presso la Fondazione  Riccagioia. Ogni pianta è un simbolo di rinascita agricola e di consapevolezza ambientale.

Dalla ricerca all’identità: nasce l’ecotipo locale

Tra le sfide più affascinanti del progetto OLIOLTREPÒ c’è la nascita di un ecotipo locale di ulivo. Grazie al progetto Olimpo – frutto della collaborazione tra le Università di Piacenza e Pavia – è stata condotta un’indagine genetica sugli ulivi storici per selezionare varietà autoctone adattate al territorio.

Questo ecotipo rappresenta il futuro dell’olivicoltura in Oltrepò Pavese: un olio unico, espressione autentica del clima, del suolo e della tradizione lombarda.

Clima che cambia, agricoltura che si adatta

Il tema centrale dell’evento del 4 novembre 2025 presso l’Enoteca Regionale della Lombardia a Broni è il cambiamento climatico. Come si sta trasformando l’agricoltura di collina? Quali nuove opportunità offre un territorio che si riscopre mediterraneo?

L’olio Oltrepò Pavese si inserisce perfettamente in questo scenario: un prodotto che nasce dall’adattamento climatico, ma che apre prospettive di sviluppo sostenibile, di filiera corta e di turismo esperienziale.

Verso il frantoio dell’Oltrepò

Il prossimo passo, come sottolinea Bazzano, è la creazione di un frantoio locale. Sarebbe “la goccia che fa esplodere la produzione”, permettendo di trasformare l’olio direttamente sul territorio e dare identità piena al marchio Olio Oltrepò Pavese.

Un frantoio significherebbe completare la filiera: dalla pianta alla bottiglia, dal campo alla tavola. Un sogno concreto che unirebbe agricoltura, innovazione e turismo.

Un futuro verde per l’Oltrepò Pavese

L’olivicoltura in Oltrepò Pavese non è solo una scommessa, ma una storia di rinascita agricola. È la prova che questo territorio sa reinventarsi, dialogando con il clima che cambia e valorizzando le proprie radici.

Dalle colline di Oliva Gessi alle aule universitarie, dai giovani agronomi alle aziende locali, tutto l’Oltrepò è coinvolto in un progetto che parla di bellezza, sostenibilità e futuro.

E forse, tra qualche anno, accanto ai profumi del Pinot Nero e del Riesling, si sentirà anche quello intenso e fruttato dell’olio extravergine pavese. A breve poi vi racconteremo del carciofo bianco di Lombardia.