Esiste un modo semplice per comprendere quanto sia sorprendente l’Oltrepò Pavese: attraversarlo da nord a sud, partendo dalle rive del Po e salendo fino ai 1.724 metri del Monte Lesima. In una sola giornata il paesaggio cambia più volte, passando dall’acqua alla pianura agricola, dalle colline ricoperte di vigneti ai boschi dell’Appennino.
Non è soltanto un itinerario automobilistico, ma un viaggio geografico attraverso quattro ambienti differenti. Cambiano la vegetazione, le temperature, le case, i prodotti locali e perfino il modo in cui il territorio viene vissuto. Per affrontarlo senza fretta è consigliabile partire al mattino presto e considerare la salita alla vetta come un’escursione vera e propria.
Prima tappa: il Po e l’Oltrepò d’acqua
Il viaggio può iniziare nei dintorni di Mezzanino, uno dei comuni dell’Oltrepò affacciati sul Po. Qui il territorio è ancora completamente pianeggiante e il Grande Fiume domina il paesaggio con argini, golene, pioppeti e campi coltivati.
È un volto dell’Oltrepò spesso trascurato, molto diverso dall’immagine più conosciuta delle colline vitate. Per secoli il Po è stato una via di comunicazione fondamentale, attraversata da barche, merci, pescatori e traghetti. I paesi rivieraschi vivevano seguendo il ritmo dell’acqua, tra periodi di piena, attività agricole e commerci con la sponda opposta.
La prima sosta serve soprattutto a osservare il paesaggio. L’orizzonte è ampio, le strade seguono gli argini e le montagne verso cui è diretto il viaggio sembrano ancora lontanissime.
La pianura agricola verso Casteggio
Procedendo verso Bressana Bottarone e Casteggio si attraversa la seconda fascia geografica dell’Oltrepò: la pianura agricola. I campi aperti, le cascine e i filari di alberi raccontano un territorio tradizionalmente legato alla coltivazione di cereali, mais e altre produzioni di pianura.
Anche l’architettura cambia. Al posto dei piccoli nuclei arroccati che incontreremo più avanti compaiono grandi corti agricole, case disposte lungo le principali vie di comunicazione e centri abitati sviluppati su terreni pianeggianti.
Casteggio segna simbolicamente il passaggio verso un nuovo ambiente. L’antica Clastidium sorge ai piedi delle prime alture e rappresenta una sorta di porta d’ingresso alle colline. Da questo punto la strada comincia progressivamente a salire e il panorama si trasforma.
Le colline dei vigneti tra Calvignano e Montalto Pavese
Da Casteggio si può deviare verso Calvignano e Montalto Pavese, entrando nel paesaggio più immediatamente riconoscibile dell’Oltrepò. Le strade diventano sinuose, i campi lasciano spazio ai vigneti e i paesi si spostano sui crinali, dove in passato era più facile controllare le valli e difendersi.
Questa è la fascia del Pinot Nero, della Croatina, della Barbera e del Riesling, ma anche delle cantine storiche, dei castelli e delle piccole frazioni rurali. Muretti, cascine, filari e case in mattoni disegnano un paesaggio costruito nei secoli dal lavoro agricolo.
Montalto Pavese è una delle soste panoramiche più interessanti. Dalle sue alture lo sguardo abbraccia una parte molto ampia delle colline e permette di osservare il percorso già compiuto: nelle giornate limpide la pianura e il Po restano visibili in lontananza.
Proseguendo in direzione di Fortunago e poi della Valle Staffora, le vigne iniziano gradualmente a diminuire. I versanti diventano più ripidi, aumentano i boschi e l’Oltrepò collinare lascia spazio a quello appenninico.
Da Varzi al Brallo: comincia la montagna
Varzi rappresenta la porta dell’Alto Oltrepò. Il borgo conserva l’aspetto di un antico centro commerciale cresciuto lungo le vie che collegavano la Pianura Padana con il mare. Portici, vicoli stretti e case in pietra rivelano già un’architettura diversa rispetto a quella incontrata nelle zone pianeggianti.
Da qui si sale verso il Passo del Brallo. I vigneti scompaiono quasi completamente e vengono sostituiti da castagneti, faggete, prati e conifere. In estate il cambiamento si percepisce anche nell’aria, generalmente più fresca rispetto alla pianura e alle colline più basse.
Cambiano inoltre i prodotti del territorio. Nelle zone montane acquistano maggiore importanza miele, castagne, funghi, formaggi e salumi, legati a un’agricoltura meno intensiva e alle tradizioni dell’Appennino delle Quattro Province.
Il Monte Lesima, sul tetto dell’Oltrepò Pavese
Dal Brallo di Pregola si può proseguire verso i Piani di Lesima e Prodongo, uno dei principali punti di partenza per raggiungere la montagna. Da questo momento l’itinerario continua a piedi.
Il Monte Lesima raggiunge i 1.724 metri ed è la cima più alta della provincia di Pavia. La vetta è facilmente riconoscibile per la presenza del grande radar aeronautico e offre un panorama aperto sulla Valle Staffora, sulla Val Trebbia e sui rilievi circostanti. Nelle giornate particolarmente limpide, dal crinale si può scorgere anche una porzione del Mar Ligure.
L’anello con partenza dai Piani di Lesima misura approssimativamente 10 chilometri, presenta circa 600 metri di dislivello e richiede indicativamente tra le tre e le quattro ore, secondo il percorso scelto e il passo dell’escursionista. Nonostante non presenti difficoltà alpinistiche, richiede calzature adeguate, un minimo di allenamento e attenzione in caso di terreno bagnato o nebbia.
Chi non desidera affrontare l’escursione completa può fermarsi nella zona del Brallo e dei Piani di Lesima, godendo comunque dell’ambiente montano e delle temperature più gradevoli.
Un territorio, quattro paesaggi
Alla fine della giornata, guardando dalla montagna verso la pianura, appare evidente ciò che rende unico questo itinerario. In poche decine di chilometri si attraversano il paesaggio fluviale del Po, la campagna della pianura, le colline dei vigneti e la montagna appenninica.
È un viaggio che mostra come l’Oltrepò Pavese non sia un territorio uniforme, ma un insieme di ambienti profondamente diversi. Acqua, campi, vigne e boschi convivono all’interno di una terra che parte dal Grande Fiume e termina sui crinali più alti dell’Appennino.