Una collezione di cavatappi, gli strumenti di un vecchio salumiere, il mondo delle api e i ricordi di una ferrovia scomparsa. Tra le colline e i borghi dell’Oltrepò Pavese si nascondono piccoli musei capaci di raccontare grandi storie.
Quando si pensa all’Oltrepò Pavese, vengono subito in mente le colline ricoperte di vigneti, i castelli medievali, i borghi e le specialità enogastronomiche. Eppure, accanto alle mete più conosciute, esiste un patrimonio culturale fatto di piccoli musei, raccolte storiche e luoghi insoliti che meritano di essere scoperti.
Non servono grandi sale espositive o collezioni celebri per regalare una visita interessante. A volte bastano gli oggetti di un’antica bottega, gli attrezzi di un mestiere dimenticato o le fotografie di una ferrovia che non esiste più.
Sono luoghi che custodiscono la memoria del territorio e che, proprio per la loro particolarità, riescono spesso a sorprendere.
Ecco cinque piccoli musei dell’Oltrepò Pavese che forse non conosci e che raccontano il territorio da un punto di vista diverso dal solito.
1. Il Museo del Cavatappi di Montecalvo Versiggia: quando aprire una bottiglia diventa un’arte
In una terra dalla grande tradizione vitivinicola come l’Oltrepò Pavese, anche un oggetto apparentemente semplice come il cavatappi può diventare protagonista di un museo.
A Montecalvo Versiggia, nel cuore delle colline della Valle Versa, esiste infatti una collezione interamente dedicata a questo utensile, che nel corso dei secoli ha assunto forme e meccanismi sorprendenti.
Il Museo del Cavatappi, inaugurato il 15 luglio 2006, è stato il primo in Italia dedicato a questo oggetto e allestito da un ente pubblico. L’esposizione è ospitata in un edificio vicino alla chiesa parrocchiale di Sant’Alessandro.
La raccolta comprende oltre duecento esemplari che raccontano l’evoluzione del cavatappi attraverso circa tre secoli di storia. Alcuni sono semplici e funzionali, altri presentano meccanismi ingegnosi e forme elaborate, testimonianza di come anche un oggetto quotidiano possa diventare espressione di inventiva e artigianato.
Una visita particolarmente curiosa per chi ama il vino, ma anche per chi desidera scoprire qualcosa di originale.
In fondo, in un territorio dove il vino è parte dell’identità locale, anche il gesto di stappare una bottiglia ha una storia da raccontare.
2. Il Museo delle Api di Montalto Pavese: alla scoperta di un mondo straordinario
Quante volte assaggiamo un cucchiaino di miele senza pensare al complesso lavoro che si nasconde dietro la sua produzione?
A Montalto Pavese, un piccolo museo permette di avvicinarsi al mondo dell’apicoltura, raccontando il rapporto tra l’uomo, le api e l’ambiente naturale.
Il Museo delle Api, allestito nell’antico Palazzo Cristina, nasce dalla raccolta di due apicoltori locali, Carlo Perotti e Zelindo Martini, ai quali è dedicata l’esposizione.
Al suo interno si trovano arnie tradizionali, attrezzature utilizzate per la raccolta del miele, indumenti da lavoro e strumenti che illustrano l’evoluzione dell’apicoltura nel corso del Novecento.
Il percorso mette a confronto le tecniche artigianali del passato con quelle più moderne, mostrando quanto questo mestiere richieda esperienza, attenzione e conoscenza della natura.
Ma il museo non racconta soltanto la produzione del miele.
Attraverso materiali didattici, permette anche di comprendere l’importanza delle api per l’impollinazione e per il mantenimento della biodiversità, un tema oggi particolarmente attuale.
È uno di quei piccoli luoghi capaci di incuriosire sia gli adulti sia i bambini, trasformando una visita culturale in un’occasione per osservare la natura con occhi diversi.
3. Il Museo del Salumiere di Casanova Staffora: dentro una bottega degli anni Trenta
Tra le specialità più rappresentative dell’Oltrepò Pavese, il Salame di Varzi occupa senza dubbio un posto speciale.
Ma dietro questo prodotto della tradizione si nascondono antichi mestieri, conoscenze tramandate di generazione in generazione e gesti che un tempo scandivano la vita quotidiana.
A Casanova Staffora, frazione di Santa Margherita di Staffora, il Museo del Salumiere permette di conoscere più da vicino questo mondo.
Il museo è stato inaugurato il 7 settembre 2013 per iniziativa di Angelo Dedomenici, con l’obiettivo di conservare e tramandare la memoria della lavorazione tradizionale del Salame di Varzi.
L’allestimento è suddiviso in tre ambienti.
Nel primo sono conservati documenti storici, fotografie e oggetti legati al mestiere. Nel secondo è stata ricostruita una bottega del salumiere degli anni Trenta, mentre il terzo ambiente racconta la stagionatura attraverso una cantina e gli strumenti utilizzati nella produzione.
È proprio questa ricostruzione a rendere il museo particolarmente interessante.
Visitandolo si può immaginare come fosse entrare in una salumeria di quasi un secolo fa, quando il lavoro artigianale seguiva ritmi molto diversi da quelli di oggi.
Un piccolo viaggio nella memoria gastronomica dell’Oltrepò, dove gli oggetti diventano testimonianze di una cultura profondamente legata al territorio.
4. Il Museo della Ferrovia Voghera-Varzi a Ponte Nizza: il ricordo del trenino della Valle Staffora
Oggi la Greenway Voghera-Varzi è uno dei percorsi più conosciuti dell’Oltrepò Pavese per chi ama camminare e pedalare.
Non tutti, però, sanno che lungo questo tracciato un tempo correva un treno.
La vecchia ferrovia elettrica collegava Voghera a Varzi attraversando la Valle Staffora, rappresentando per decenni un importante collegamento per gli abitanti del territorio.
A Ponte Nizza, nei pressi della vecchia stazione, un piccolo museo conserva la memoria di questa linea ferroviaria ormai scomparsa.
Il Museo della Ferrovia Voghera-Varzi è documentato dalle guide turistiche provinciali ed è stato inserito anche tra le tappe della manifestazione ciclostorica Sulle Ruote della Storia, organizzata il 3 ottobre 2026 lungo la Greenway.
L’aspetto più affascinante di questo luogo è il legame diretto con il paesaggio circostante.
Chi oggi percorre la Greenway attraversa infatti un territorio che un tempo veniva osservato dai finestrini del treno.
Le stazioni, il vecchio tracciato e i ricordi di quella ferrovia raccontano un’epoca in cui spostarsi tra i paesi della valle aveva tempi e modalità molto diversi da quelli attuali.
Una storia che merita di essere conosciuta, soprattutto da chi frequenta abitualmente la pista ciclopedonale senza sapere quale passato si nasconde lungo il suo percorso.
5. Il Magazzino dei Ricordi di Zavattarello: un viaggio nelle botteghe di una volta
C’erano tempi in cui ogni paese aveva il proprio calzolaio, il fabbro, il sarto e il barbiere. Mestieri che facevano parte della vita quotidiana, ma che oggi, in molti casi, sono profondamente cambiati o quasi scomparsi.
A Zavattarello esiste un luogo dedicato proprio a queste memorie.
Si chiama Il Magazzino dei Ricordi ed è un museo che conserva oltre un secolo di tradizioni locali attraverso la ricostruzione di ambienti domestici e lavorativi.
Il percorso comprende la cucina contadina, la stanza del sarto, il negozio del barbiere e la scuola, insieme a spazi dedicati ad antichi laboratori artigianali come quelli del calzolaio, del fabbro e del maniscalco.
Non si tratta soltanto di osservare attrezzi e oggetti del passato.
Il fascino del museo sta soprattutto nella possibilità di immaginare la vita di tutti i giorni: come si lavorava, quali strumenti si utilizzavano, come erano organizzate le botteghe e quali abitudini accompagnavano le famiglie.
Per le generazioni più giovani può essere una scoperta sorprendente; per chi ha qualche anno in più, invece, una visita capace di far riaffiorare ricordi familiari.
È uno di quei musei che raccontano la storia attraverso le piccole cose, forse proprio quelle che rischiamo più facilmente di dimenticare.