Percorrendo l’alzaia di Arena Po, lungo la lanca che separa il borgo storico dal corso del fiume, dietro la bellissima chiesa romanica di San Giorgio, ci appare questa scultura straordinaria realizzata dal maestro Alik Cavaliere nel 1949, quando l’artista aveva soli 23 anni e studiava all’Accademia di Brera.
L’opera ci appare con tutta la malinconica dolcezza dello sguardo delle figura femminile, quasi ad interpretare la nostalgia del tempo quando li sotto scorreva direttamente l’acqua del Po, talvolta anche tumultuosamente, minacciosa e travolgente, come nei drastici episodi di inondazione tra i quali quello più grave del 2000. Nonostante i danni che le esondazioni arrecavano all’abitato la gente di Arena Po era ed è talmente radicata alle sue radici che rimpiange il suo fiume, nonostante il nuovo argine ormai apporta protezione al borgo.
L’opera è stata realizzata scolpendo la dura pietra di Verona con una tecnica di sbozzatura per grandi masse di volume senza entrare nei dettagli descrittivi perché in quegli anni gli artisti cercavano di trovare nella materia l’emozione dell’essenzialità piuttosto che il formalismo figurativo. Riferimenti analoghi possono essere Medardo Rosso ma anche il grande Marino Marini che fu maestro di Cavaliere chiedendogli poi di diventare suo assistente e di volerlo poi come suo stesso erede alla prestigiosa cattedra di Scultura a Brera.
L’opera si inserisce meravigliosamente nel contesto ambientale fra l’architettura romanica della Chiesa di San Giorgio, l’acqua, la vegetazione, la fauna fluviale e il silenzio che circonda questo angolo bellissimo tutto da scoprire.
Tanti visitatori ormai si spingono alla scoperta del MAAAPO che continua, mese dopo mese, ad arricchirsi sempre più di opere d’arte davvero straordinarie. Anche questo è l’Oltrepò!
Alik Cavaliere, Roma 1926 – Milano 1998. Figlio dello scrittore Alberto Cavaliere e della scultrice Fanny Kaufmann, Alik Cavaliere si forma all’Accademia di Brera seguendo i corsi di Manzù, Funi e di Marino Marini il quale lo sceglie come suo assistente nel 1965 e alla cui cattedra di scultura subentra come titolare nel 1970.
Cavaliere frequenta Parigi e gli ambienti dadaisti compreso lo stesso Marcel Duchamp, elaborando un suo personalissimo linguaggio scultoreo in continuo collegamento con la pittura, il teatro, la scenografia. Dice di lui Elena Pontiggia: “L’opera di Alik Cavaliere, ripensata oggi in tutta la sua complessità, ci appare come una meditazione sulla natura e sulle cose tra le più vaste della scultura del dopoguerra.”
Ha tenuto tantissime mostre in Italia e all’estero, è stato invitato a numerose biennali nel mondo, memorabile la sua grande sala personale alla Biennale di Venezia nel 1972.
Negli ultimi anni sono da segnalare le grandi mostre a lui dedicate dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e da Palazzo Reale di Milano.
Ha fondato il Centro Artistico Alik Cavaliere a Milano, dove tuttora si trova gran parte del suo archivio, gestito da sua figlia, la scrittrice Fania Cavaliere.