L’Oltrepò Pavese non è soltanto una terra di vigneti e borghi. Sulle sommità delle colline, all’ingresso delle vallate e lungo le antiche vie verso il mare sorgono castelli, torri e dimore fortificate che raccontano un territorio un tempo frammentato tra famiglie nobili, feudi e piccoli centri di potere.

Agosto è un buon momento per scoprirli seguendo un percorso che parte dalle colline del vino e raggiunge le aree più fresche dell’Appennino. Non tutti i castelli dell’Oltrepò Pavese sono visitabili liberamente: alcuni aprono regolarmente, altri soltanto in occasione di eventi. Anche quelli osservabili dall’esterno, però, meritano una deviazione per la loro storia e per il paesaggio che li circonda.

Castello Dal Verme: il grande simbolo di Zavattarello

Il viaggio non può che iniziare dal Castello Dal Verme di Zavattarello, arroccato su uno sperone roccioso dal quale domina il borgo medievale e l’Alta Val Tidone. È l’immagine più conosciuta dell’Oltrepò fortificato, ma una visita consente di andare oltre la semplice fotografia panoramica.

Il percorso attraversa cortili, sale, ambienti un tempo destinati a cucine e cantine, camminamenti lungo le mura e spazi nei quali sono ancora visibili antiche tracce di affreschi. Il castello è legato soprattutto alla figura di Jacopo Dal Verme, capitano di ventura e uomo d’armi tra i protagonisti dell’Italia settentrionale del Trecento.

Ad agosto vengono organizzate anche aperture serali, particolarmente suggestive perché permettono di osservare il borgo e le colline quando le luci della valle iniziano ad accendersi. Nel calendario estivo 2026 il castello è aperto il lunedì, mercoledì e giovedì dalle 11 alle 14, il venerdì sera e nei fine settimana e festivi dalle 11 alle 19; il martedì è chiuso. Orari e prenotazioni vanno sempre verificati sul sito ufficiale del Castello Dal Verme.

Prima o dopo la visita vale la pena percorrere a piedi la parte più antica di Zavattarello, seguendo i vicoli che salgono verso la rocca e osservando ciò che resta delle mura del borgo.

Oramala, la fortezza dei Malaspina e dei trovatori

Più nascosto è il Castello di Oramala, nel territorio di Val di Nizza. La sua posizione, isolata sopra uno sperone roccioso e circondata dai boschi, restituisce immediatamente l’idea di una fortezza costruita per controllare passaggi e comunicazioni tra la Pianura Padana e la costa ligure.

Le sue origini vengono fatte risalire al X secolo, ma la storia di Oramala è legata soprattutto ai Malaspina. La loro corte non fu soltanto un centro militare: ospitò trovatori e poeti della tradizione occitana, trasformando questo angolo dell’Appennino in un luogo di cultura e scambio.

L’elemento più riconoscibile è il grande torrione semicircolare, aggiunto nel Quattrocento per adattare il sistema difensivo alla diffusione delle armi da fuoco. Oramala non è una classica residenza nobiliare elegante: conserva piuttosto l’aspetto severo di una rocca di frontiera. Proprio per questo rappresenta una delle tappe più affascinanti e meno scontate dell’itinerario.

Montesegale, da rocca medievale a luogo d’arte

Nella Valle Ardivestra il profilo del Castello di Montesegale emerge sopra un paesaggio differente da quello delle colline vitate. Qui i vigneti diventano più radi e lasciano spazio a boschi, campi e piccoli nuclei rurali.

Il castello sorge sui resti di una fortificazione medievale e attraversò una storia particolarmente tormentata. Nel 1415 venne espugnato e distrutto dal condottiero Carmagnola durante gli scontri tra i Gambarana e i Visconti; nei secoli successivi fu ricostruito e progressivamente trasformato in residenza signorile.

Oggi conserva mura merlate, torri quadrate, cortili e un suggestivo anfiteatro all’aperto. La particolarità più sorprendente si trova però all’interno: il complesso ospita anche una raccolta di arte contemporanea, creando un contrasto insolito tra architettura medievale e opere del Novecento.

Il castello è privato e non può essere visitato liberamente. Tra giugno e settembre apre in occasione di concerti, mostre, visite guidate e altre manifestazioni culturali. Conviene quindi consultare il calendario prima della partenza: è proprio durante gli eventi estivi che Montesegale rivela pienamente la propria atmosfera.

Montalto Pavese, una dimora affacciata sui vigneti

Il Castello di Montalto Pavese appare molto diverso dalle fortezze di Zavattarello e Oramala. L’edificio attuale, realizzato alla fine del Cinquecento sui resti di una precedente fortificazione, presenta quattro torri quadrate ma ha soprattutto il carattere di una grande dimora signorile.

All’interno si trovano ambienti arredati, mentre all’esterno si sviluppano una corte, una cappella gentilizia, terrazze e due giardini: uno all’italiana, arricchito da statue, e uno all’inglese, caratterizzato da boschetti. La posizione elevata permetteva inoltre collegamenti visivi con altri castelli del territorio, componendo una rete di controllo delle vallate.

L’accesso non è assimilabile a quello di un museo con apertura continuativa e deve essere verificato in anticipo. Anche quando non è possibile entrare, Montalto resta una meta interessante per osservare il rapporto tra dimora nobiliare, vigneti e paesaggio.

Stefanago, il castello che continua a vivere nella campagna

Nel territorio di Borgo Priolo si incontra il Castello di Stefanago, una delle tappe più originali perché qui l’edificio storico non è isolato dalla vita contemporanea: il complesso è inserito in un’azienda agricola e vitivinicola a conduzione familiare.

La torre domina una tenuta nella quale filari, prati e boschi convivono, conservando l’antico legame tra dimora fortificata e controllo dei terreni agricoli. Oggi questa relazione prosegue attraverso la produzione di vini biologici e una gestione orientata alla biodiversità.

Stefanago consente quindi di raccontare il castello non come monumento immobile, ma come centro di un paesaggio ancora produttivo. È una tappa adatta a chi vuole unire architettura rurale, storia e cultura del vino, contattando preventivamente la struttura per conoscere le esperienze disponibili.

Pietra de’ Giorgi, il castello diviso tra rocca e borgo

Tra le dimore meno conosciute merita spazio il Castello di Pietra de’ Giorgi, costruito in posizione strategica sulla sommità della collina. Le sue origini sarebbero molto antiche e vengono ricondotte agli inizi dell’XI secolo.

La particolarità del complesso è la sua divisione in due parti: l’antica rocca è privata, mentre il palazzo adiacente venne acquistato dal Comune nell’Ottocento e oggi ospita il Municipio. Il castello, quindi, non è soltanto una presenza scenografica sopra il paese, ma continua a essere parte della sua vita quotidiana.

Nel centro storico si trova anche il Cantinone Medievale, ambiente in pietra utilizzato per mostre, concerti e incontri culturali, accessibile in occasione delle iniziative o su prenotazione. È una tappa raccolta e poco turistica, ideale per scoprire un’Oltrepò lontano dai percorsi più frequentati.

Non una collezione di castelli, ma una rete di paesaggi

Visitare i castelli dell’Oltrepò Pavese significa attraversare ambienti molto diversi. Zavattarello domina una vallata appenninica, Oramala emerge dai boschi, Montesegale controlla la Valle Ardivestra, mentre Montalto e Stefanago dialogano direttamente con le colline coltivate.

L’itinerario non dovrebbe essere affrontato come una corsa per vedere tutto. È preferibile scegliere due o tre dimore vicine, controllare le aperture e lasciare tempo per attraversare i borghi e osservare i castelli dai punti panoramici circostanti.

Ad agosto, le ore migliori sono quelle del mattino e del tardo pomeriggio. Alcune strutture sono private o accessibili soltanto durante eventi e visite organizzate: verificare orari, prenotazioni e modalità di ingresso prima della partenza è indispensabile. È anche questo carattere discreto, fatto di porte che si aprono solo in occasioni particolari, a rendere le antiche dimore dell’Oltrepò ancora più affascinanti.