La pastorizia in Oltrepò Pavese tra abbandono dei terreni, riduzione dei pascoli e nuove prospettive. Dalla ricerca presentata a Romagnese emerge il possibile ruolo delle Associazioni Fondiarie, le AsFo, come strumento per recuperare e valorizzare le terre oggi inutilizzate.

Sabato scorso, a Romagnese, è stato presentato il progetto “La pratica della pastorizia in Oltrepò Pavese: dalla tradizione alla riscoperta per la tutela del Capitale Naturale”.

All’evento è stato invitato anche il Distretto del Cibo Bioslow dell’Oltrepò Pavese, che ha preso parte alla tavola rotonda conclusiva.

Autrice della ricerca è l’associazione Riabitare l’Italia, ente del Terzo settore che si occupa di temi cruciali per il Paese, con una particolare attenzione alle aree interne.

Il convegno, al quale hanno partecipato amministratori pubblici, enti locali e docenti universitari, ha offerto una fotografia della situazione attuale della pastorizia e dell’allevamento nel territorio pavese, mettendo in evidenza alcune criticità ma anche possibili strumenti attraverso cui affrontarle.

Pastorizia in Oltrepò Pavese: sempre meno prati e pascoli

Uno dei dati più significativi emersi durante l’incontro riguarda l’utilizzo della superficie agricola della provincia di Pavia.

A fronte di una SAT, Superficie Agricola Totale, pari a 205.406 ettari, la SAU, Superficie Agricola Utilizzata, ammonta a 176.685 ettari.

Di questa superficie, però, soltanto l’1,4%, pari a 2.480 ettari, rientra nella categoria dei prati permanenti e pascoli.

Un dato che si inserisce in un trend di costante diminuzione, legato all’abbandono delle terre e al conseguente avanzare del bosco.

Alla progressiva riduzione della disponibilità di prati permanenti corrisponde inoltre una consistente diminuzione del numero degli allevamenti.

È questo uno dei punti centrali della ricerca: comprendere quale possa essere il futuro di un’attività che storicamente ha contribuito alla gestione e alla vita delle aree interne dell’Oltrepò Pavese.

Nove aziende agricole raccontano la realtà dell’Oltrepò

Tra le numerose informazioni presentate durante il convegno, particolare interesse riveste la ricognizione effettuata su nove aziende agricole visitate durante l’indagine.

Le realtà analizzate sono distribuite tra Colli Verdi, Zavattarello, Ponte Nizza, Santa Margherita di Staffora e Romagnese e presentano caratteristiche molto diverse tra loro.

Ci sono aziende con allevamenti di bovini, altre con caprini e, in alcuni casi, anche attività avicole. Cambiano anche le dimensioni degli allevamenti e le superfici disponibili.

Tra le realtà analizzate si passa, ad esempio, da aziende con pochi ettari di pascolo a realtà che dispongono di superfici molto più ampie, fino ai circa 200 ettari della Cooperativa Agricola Canedo di Romagnese.

Anche il numero dei capi varia sensibilmente: si trovano piccoli allevamenti con pochi animali accanto a realtà che arrivano a circa 100-120 capi.

Le produzioni comprendono soprattutto carne e formaggi, con differenti modalità di distribuzione e vendita.

Alcune aziende effettuano vendita diretta, altre partecipano ai mercati, dispongono di uno spaccio aziendale oppure vendono a commercianti e ristoranti.

La ricognizione restituisce quindi un quadro articolato della pastorizia e dell’allevamento presenti oggi in Oltrepò Pavese.

Ma, una volta fotografata la situazione, la domanda diventa inevitabile: che cosa si può fare per contrastare il fenomeno dell’abbandono delle terre?

Le Associazioni Fondiarie tra le opportunità indicate dalla ricerca

Una possibile risposta arriva dalla stessa analisi SWOT contenuta nella ricerca.

Nel quadrante dedicato alle “Opportunità” vengono infatti citate le Associazioni Fondiarie, conosciute anche con l’acronimo AsFo.

Si tratta di uno strumento che può offrire una risposta concreta a uno dei problemi delle aree rurali e interne: il frazionamento delle proprietà che non vengono più coltivate direttamente dai proprietari o dai loro eredi, dei quali in molti casi si è persa anche traccia.

Ma cosa sono esattamente le AsFo?

Che cosa sono le Associazioni Fondiarie

Le Associazioni Fondiarie sono libere unioni tra proprietari di terreni pubblici e/o privati, costituite senza scopo di lucro.

Il loro obiettivo è quello di ricomporre particelle di terreno abbandonato o incolto, così da consentirne nuovamente un utilizzo economicamente sostenibile.

Il principio è quindi quello di mettere insieme superfici appartenenti a proprietari diversi per superare la frammentazione fondiaria e rendere possibile un progetto comune di gestione.

Questo modello trae origine dalle “associations foncières pastorales” (AFP), create in Francia nel 1972.

In Piemonte venne introdotto nel 2012 dal professor Andrea Cavallero dell’Università di Torino, del DISAFA – Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari.

Il rapido interesse verso questo modello di gestione delle terre alte in abbandono, anche grazie all’intensa attività di promozione di Cavallero, portò nel 2016 alla Legge n. 21 della Regione Piemonte, la prima a livello regionale.

I vantaggi delle AsFo per proprietari, comunità e territorio

Le Associazioni Fondiarie possono generare benefici su diversi livelli.

Vantaggi per i proprietari

I proprietari mantengono la proprietà dei propri terreni.

La partecipazione a un progetto di recupero può inoltre portare a una rivalutazione del terreno, con la prospettiva di ottenere un vantaggio economico una volta entrato a regime il progetto di sviluppo promosso attraverso l’AsFo.

Vantaggi per la comunità

La possibilità di recuperare superfici oggi inutilizzate può tradursi anche nella nascita di nuovi progetti e opportunità di lavoro, rivolti in particolare a giovani o persone in cerca di occupazione.

Vantaggi per il territorio

Un altro beneficio riguarda la manutenzione delle particelle coinvolte.

La gestione dei terreni può contribuire al contrasto del dissesto idrogeologico, evitando che superfici oggi abbandonate rimangano prive di manutenzione.

In questo senso, l’AsFo non interessa soltanto il singolo proprietario, ma può assumere una dimensione più ampia che coinvolge l’intera comunità e il territorio.

Chi può promuovere una AsFo?

In teoria, i primi promotori di una Associazione Fondiaria dovrebbero essere gli stessi proprietari fondiari.

Nella pratica, però, un ruolo fondamentale può essere svolto dalle Amministrazioni locali.

Sono infatti gli enti del territorio che, attraverso eventi di informazione e sensibilizzazione, possono far conoscere questo strumento, suscitare l’interesse dei proprietari e favorire il loro coinvolgimento.

Le Amministrazioni possono quindi diventare il vero motore dell’iniziativa, arrivando in alcuni casi a svolgere anche il ruolo di capofila durante la fase costitutiva.

Una “AsFo Oltrepò” per il futuro del territorio?

La ricerca presentata a Romagnese lascia quindi aperta una riflessione che riguarda direttamente l’Oltrepò Pavese.

Da una parte ci sono i dati: la riduzione dei prati permanenti e dei pascoli, l’abbandono delle terre e la diminuzione degli allevamenti.

Dall’altra esiste uno strumento, quello delle Associazioni Fondiarie, pensato proprio per affrontare il problema della frammentazione e dell’abbandono delle proprietà.

La domanda diventa allora naturale:

ci sarà anche in Oltrepò Pavese un Ente o una Pubblica Amministrazione che, partendo dai dati di questa ricerca, deciderà di farsi parte attiva nella promozione di una “AsFo Oltrepò”?

Un ultimo elemento da non dimenticare è che le Associazioni Fondiarie sono oggetto di finanziamento da parte di Regione Lombardia e di Fondazione Cariplo.

Diversi sono gli esempi che si potrebbero citare a questo riguardo.

La prospettiva, dunque, è quella di capire se uno strumento già utilizzato in altri territori potrà diventare anche in Oltrepò Pavese una risposta concreta alla necessità di recuperare le terre abbandonate, sostenere la pastorizia e mantenere vivo il territorio.

Autore: Paolo Chiaramonti