Montalto Pavese e Broni entrano nel laboratorio della nuova connettività italiana. I due comuni dell’Oltrepò Pavese sono stati coinvolti nella sperimentazione lombarda che mette insieme rete satellitare e infrastrutture terrestri, con l’obiettivo di portare collegamenti sempre più performanti anche nei territori nei quali realizzare nuove reti tradizionali può essere più complesso, lento o costoso.

Una sperimentazione tecnologica che guarda molto più lontano dei risultati ottenuti durante i test. Per l’Oltrepò Pavese, infatti, la connettività può diventare uno degli elementi decisivi per immaginare il futuro dei piccoli comuni: lavorare da remoto, sviluppare nuove attività imprenditoriali, offrire servizi digitali, attrarre nuovi residenti e ridurre almeno in parte quella distanza tra città e aree interne che non si misura soltanto in chilometri.

Montalto Pavese e Broni nel laboratorio della nuova rete

La sperimentazione è stata promossa dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale, Regione Lombardia e ARIA, nell’ambito delle iniziative dedicate allo sviluppo della banda ultralarga.

Il progetto, secondo quanto comunicato ufficialmente dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale il 22 settembre 2026, ha potuto contare su 6,5 milioni di euro, di cui 5 milioni stanziati dal Dipartimento e 1,5 milioni da Regione Lombardia.

A realizzare la sperimentazione è stato il raggruppamento formato da Fastweb e Telespazio, con il supporto dell’Università degli Studi di Pavia.

Tra i territori coinvolti ci sono anche Montalto Pavese e Broni, portando così l’Oltrepò all’interno di una sperimentazione che potrebbe contribuire a definire il modo in cui in futuro verranno collegate alcune delle aree italiane più difficili da raggiungere attraverso le sole infrastrutture terrestri.

Come funziona la connessione satellitare sperimentata in Lombardia

Il principio è diverso da quello che si potrebbe immaginare pensando semplicemente a un’antenna satellitare installata sul tetto di ogni abitazione.

La nuova architettura è infatti ibrida e multi-orbita. Il satellite viene utilizzato soprattutto per trasportare il traffico tra i punti di raccolta presenti sul territorio e la rete nazionale, mentre il collegamento finale verso case, aziende ed edifici pubblici continua a poter utilizzare fibra, rame o collegamenti FWA.

Il satellite può quindi intervenire proprio nel tratto nel quale costruire nuove infrastrutture terrestri risulta particolarmente difficile o poco conveniente. È una caratteristica che rende il modello interessante per territori composti da piccoli centri, frazioni sparse, colline e zone montane, come accade in molte aree dell’Oltrepò Pavese.

I risultati: velocità fino a oltre 500 Mbps

I primi risultati della sperimentazione sono stati definiti incoraggianti.

I test hanno coinvolto 10 punti di raccolta e 39 configurazioni di “borgo virtuale”, create per riprodurre il comportamento di una comunità realmente connessa. Durante le prove sono state simulate contemporaneamente attività quotidiane come navigazione internet, streaming, videoconferenze, utilizzo del cloud, gaming e telefonia tramite rete.

Le velocità rilevate nelle diverse configurazioni sono state comprese tra 216,4 e 515,8 Mbps in download, mentre in upload sono state registrate prestazioni comprese tra 33,7 e 91,9 Mbps.

Numeri importanti soprattutto perché la sperimentazione non punta semplicemente a dimostrare che sia possibile collegarsi a Internet attraverso un satellite. La vera sfida è capire se questa tecnologia possa diventare una soluzione stabile, economicamente sostenibile e replicabile nei territori dove la rete tradizionale incontra maggiori ostacoli.

Non sostituire la fibra, ma arrivare dove la fibra fatica

Il progetto non immagina un futuro nel quale il satellite sostituirà completamente le infrastrutture terrestri.

La fibra rimane la struttura principale delle reti digitali. Il satellite può però diventare uno strumento complementare, capace di colmare i collegamenti più difficili quando distanze, conformazione geografica e costi rendono più complicato costruire nuove reti.

È proprio questo aspetto a rendere la sperimentazione interessante per l’Oltrepò Pavese, dove centri relativamente grandi convivono con piccoli borghi, frazioni e aree collinari e montane molto più disperse.

Un Oltrepò sempre più connesso

La questione va però oltre la velocità con cui è possibile aprire una pagina internet o guardare un film in streaming.

Per un territorio come l’Oltrepò Pavese, avere una rete digitale efficiente significa aumentare anche le possibilità di vivere e lavorare nei piccoli comuni.

Lo smart working, i servizi online e la digitalizzazione delle imprese rendono oggi la qualità della connessione sempre più importante. Agricoltura, strutture ricettive, cantine, attività commerciali e professionisti utilizzano quotidianamente piattaforme digitali, sistemi cloud, pagamenti elettronici e strumenti di comunicazione online.

Una connessione affidabile può quindi diventare una vera infrastruttura territoriale, utile anche a ridurre uno degli svantaggi che pesano sui comuni più piccoli. Da sola non può fermare lo spopolamento, ma può contribuire a rendere più semplice scegliere di vivere, lavorare o investire anche lontano dai grandi centri.

Dai test al futuro: ora arriva la sfida più importante

La sperimentazione lombarda ha dimostrato che la tecnologia può funzionare. Il passaggio successivo sarà capire se questo modello potrà essere replicato su scala più ampia.

Il Dipartimento per la Trasformazione Digitale ha spiegato che sarà necessario confrontarsi con gli operatori per stabilire condizioni tecniche, economiche, qualitative e di sicurezza che permettano eventualmente di estendere la soluzione ad altri territori.

Non significa quindi che da domani tutti i borghi dell’Oltrepò saranno collegati attraverso questa nuova infrastruttura. Significa però che il territorio è già entrato nella sperimentazione di una tecnologia che potrebbe avere un ruolo importante proprio nelle aree più difficili da raggiungere.

L’Oltrepò Pavese viene spesso raccontato attraverso vigneti, borghi, castelli e tradizioni. Ma il suo futuro passerà inevitabilmente anche dalla capacità di essere connesso, accessibile e competitivo.

Tra Montalto Pavese e Broni, una piccola parte di quel futuro è già stata messa alla prova.