Oltrepò Pavese

I borghi dell'Oltrepò Pavese sono tornati al centro del dibattito pubblico. Ma quanto vale davvero una cartolina, se il paese che la ospita continua a perdere abitanti?

Negli ultimi anni i borghi dell'Oltrepò Pavese sono tornati protagonisti del racconto turistico lombardo. Li si immagina come mete di turismo lento, come scenografie per esperienze autentiche, come scrigni di storia e di vino. Tuttavia il racconto si riduce spesso a una cartolina: affascinante, però priva di spessore. E una cartolina, da sola, non ha mai trattenuto nessuno. Perciò vale la pena capire cosa distingue un borgo vivo da un borgo esposto in vetrina.

I borghi dell'Oltrepò Pavese oltre la cartolina turistica

Il rischio ha un nome preciso: folklorizzazione. Accanto a essa arrivano la speculazione immobiliare e la svendita di quel patrimonio materiale e immateriale che dovrebbe invece restare la vera ricchezza delle comunità. I borghi dell'Oltrepò Pavese, dunque, non possono essere soltanto destinazione. Devono tornare a essere origine: non solo luoghi da visitare, ma spazi da abitare, da vivere e da trasformare.

Il riferimento teorico, in questo caso, è Amartya Sen, Nobel per l'economia nel 1998 e autore della teoria delle capabilities. Applicare la sua prospettiva significa leggere il borgo come uno spazio in cui le persone sviluppano capacità concrete per condurre la vita che desiderano.

Il genius loci come punto di partenza

Ogni paese possiede un genius loci che non si esporta e non si replica. Di conseguenza qualsiasi progetto di rilancio dovrebbe partire da lì, invece che da modelli standardizzati importati altrove. Nei borghi dell'Oltrepò Pavese questo significa soprattutto leggere le differenze: la Valle Staffora dei boschi e del salame non somiglia alla Val Versa dei vigneti, mentre Zavattarello non è Golferenzo. Chi appiattisce queste distanze perde esattamente ciò che stava cercando di raccontare. Un buon punto di partenza è la mappa dei borghi medievali dell'Oltrepò Pavese, letta insieme alla geografia delle valli oltrepadane.

I borghi più belli d'Italia in Oltrepò Pavese

Il territorio vanta oggi quattro riconoscimenti nazionali, un risultato raro per una provincia lombarda. Fortunago, Zavattarello e Varzi sono entrati per primi tra i borghi più belli d'Italia in Oltrepò Pavese; Varzi, in particolare, ha ricevuto la bandiera nel marzo 2022, dopo oltre due anni di valutazione. Golferenzo, appena 175 abitanti in alta Val Versa, è arrivato invece il 31 luglio 2023, diventando il ventiquattresimo borgo certificato in Lombardia. Li abbiamo raccontati uno per uno nella guida ai 4 borghi più belli dell'Oltrepò Pavese.

Quattro identità, non quattro copie

Varzi è una città medievale con torri, Castello Malaspina e i portici costruiti tra XIV e XVI secolo; inoltre dà il nome al Salame di Varzi DOP. Zavattarello, il cui nome deriva dalle antiche botteghe di ciabattini, è dominato dal Castello Dal Verme. Fortunago conserva case in pietra e un centro senza automobili. Golferenzo, infine, costruisce quasi interamente la propria identità sul vino. Quattro borghi dell'Oltrepò Pavese, quattro storie diverse: qui sta il valore, mentre la standardizzazione lo dissolverebbe. Lo stesso vale per i borghi sotto i 500 abitanti, spesso i più fragili e i più autentici.

Rigenerazione culturale dei piccoli borghi storici: fondi e responsabilità

Strumenti come i programmi LEADER gestiti dai GAL, oppure le misure del PNRR, rappresentano risorse decisive. Tuttavia la loro efficacia dipende dal filtro con cui vengono letti e attuati. Senza una visione consapevole, infatti, la rigenerazione culturale dei piccoli borghi storici rischia di esaurirsi in eventi effimeri, scollegati dal tessuto comunitario. La chiave, allora, è la responsabilità: orientare i finanziamenti verso progetti a impatto duraturo.

Il GAL Oltrepò Pavese e i programmi LEADER

Il GAL Oltrepò Pavese Srl, costituito nel settembre 2016, riunisce soci pubblici e privati. La programmazione LEADER 2023-2027 si concentra su due ambiti: servizi, beni e spazi collettivi da un lato; sistemi di offerta socio-culturali e turistico-ricreativi dall'altro. In altre parole, prima i servizi e poi il turismo. È una gerarchia che i borghi dell'Oltrepò Pavese farebbero bene a difendere, come mostra il racconto dell'Alto Oltrepò tra borghi, leggende e natura.

Il PNRR e la lezione di Varzi

Varzi è stato l'unico comune della provincia di Pavia finanziato dal bando Borghi del PNRR, con il punteggio più alto della Lombardia: circa 1,6 milioni di euro per oltre quindici interventi. Il progetto ha coinvolto la Comunità Montana, la Provincia, il GAL e diversi consorzi di tutela. Non un evento isolato, quindi, ma una rete che si vede anche nel calendario: dalla Varzi in Fiera al Festival del Salame di Varzi DOP, fino alla scoperta del borgo tra Via del Sale e Malaspina.

Turismo lento in Oltrepò Pavese e comunità capaci

Il turismo non va rifiutato. Va però collocato dentro una prospettiva più ampia: non come obiettivo finale, bensì come esito di un percorso di rafforzamento della comunità. Soltanto se gli abitanti diventano protagonisti consapevoli, il turismo lento in Oltrepò Pavese genera accoglienza autentica e radicata.

Lo spopolamento dell'Appennino lombardo come dato di partenza

I numeri aiutano a capire la posta in gioco. L'Area Interna Appennino Lombardo – Alto Oltrepò Pavese, individuata da Regione Lombardia nel novembre 2016, comprendeva quindici comuni collinari e montani. Tra il 2002 e il 2017 quei comuni hanno perso oltre 1.500 abitanti, circa il 12% della popolazione. Inoltre più di un residente su tre supera i 65 anni. Lo spopolamento dell'Appennino lombardo, dunque, non è uno sfondo pittoresco: è il problema che ogni progetto sui borghi dell'Oltrepò Pavese deve affrontare, valle per valle, come raccontano le differenze tra Valle Versa e Valle Staffora.

Si sente spesso parlare del silenzio dei borghi come di un bene da vendere. Il rischio, però, è trasformare quel silenzio in rumore. Meglio imparare a riconoscere il suono di un borgo operoso, dove comunità e futuro si intrecciano davvero. I borghi dell'Oltrepò Pavese hanno ancora questa possibilità, purché scelgano di essere origine prima che destinazione.