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EREMO DI SANT’ALBERTO DI BUTRIO: PACE SECOLARE TRA RELIGIONE E STORIA SECOLARE

Focus Oltrepo
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L’Eremo di Sant’Alberto di Butrio è una vera e propria oasi di pace secolare dove religione, arte e storia si intrecciano abbracciate da un paesaggio incontaminato e in grado di trasmettere serenità e beatitudine

Ci sono luoghi, nel nostro Oltrepò, in grado di infondere nel visitatore un senso di serenità interiore cosi profondo da lasciare increduli. Ciò accade nell‘Eremo di Sant‘Alberto di Butrio (Valle Staffora). Immerso tra verdi pascoli, tra monti con querce e castagni, rappresenta, a pieno titolo, il simbolo del silenzio e del raccoglimento fuori dal nostro tempo e con una secolare storia alle spalle.

L‘edificazione dell‘eremo venne iniziata da Sant‘Alberto di Butrio nel 1030 dopo aver ricevuto quelle terre come segno di ringraziamento da parte di un nobile locale. Su quei terreni venne eretta una chiesa romanica dedicata alla Madonna dove Sant‘Alberto ei suoi seguaci potevano celebrare i riti religiosi. Una volta creata la propria comunità, gli eremiti costruirono il Monastero, di cui attualmente rimane solo un‘ala, nel quale si sono stanziati.

L‘Eremo divenne un importante centro spirituale, moltissimi i monaci che vi si raccoglievano in preghiera e molti gli ospiti che furono accolti, sia ecclesiastici che laici, tra cui il fuggiasco re d‘Inghilterra Edoardo II.

A cambiare le cose fu una decisione di Papa Leone X che, nel 1516, stabilì l‘unione di questa abbazia con quella di San Bartolomeo in Strada di Pavia con il conseguente lento abbandono dei monaci dall‘eremo. Da quel momento seguirono tre secoli di abbandono totale, durante i quali il monastero e parte della torre furono distrutti. Con l‘arrivo delle leggi napoleoniche, l‘eremo venne soppresso e requisito dal governo.

A ridargli luce, più di un secolo dopo, fu Don Luigi Orione che decise di ripopolare l‘eremo installandovi uno dei rami del suo ordine, gli «Eremiti della Divina Provvidenza»

Ancora oggi sono i frati a gestire l‘intero luogo che, composto dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria e tre oratori comunicanti tre di loro, è visitabile.

Nei secoli l‘opera volta all‘interno del monastero è stata fondamentale anche per il patrimonio gastronomico dell‘Oltrepò pavese, conservando e sviluppando produzioni locali e quest‘arte continua tutt‘ora. Infatti, all‘interno dell‘eremo, è possibile acquistare i prodotti dei frati come tisane, miele, unguenti, liquori, i quali contribuiscono alla sussistenza della struttura.

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